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Piero Portaluppi, l'architetto della Milano borghese

Villa Necchi, il Planetario, la Casa degli Atellani, decine di palazzi in centro. Chi cerca casa a Milano incontra Portaluppi più spesso di quanto creda: ecco come riconoscerne la lezione.

Una veranda milanese degli anni Trenta, con poltrone verdi e grandi vetrate sul giardino

Se c'è un architetto che ha dato forma al gusto della borghesia milanese fra le due guerre, è Piero Portaluppi. Nato nel 1888 e morto nel 1967, ha costruito ville, palazzi, centrali elettriche, ha restaurato dimore storiche e ha guidato per oltre vent'anni la facoltà di Architettura del Politecnico.

Camminando per Milano lo si incontra continuamente, anche senza saperlo.

Le opere che tutti conoscono

1930
il Planetario Ulrico Hoepli, ai Giardini di Porta Venezia
1932–35
Villa Necchi Campiglio, in via Mozart
1919–22
il restauro della Casa degli Atellani, in corso Magenta

Villa Necchi Campiglio, oggi del FAI, è l'opera che meglio racconta il suo modo di intendere la casa: una villa urbana con giardino, piscina e campo da tennis, dove il lusso è fatto di materiali e di dettagli più che di dimensioni. La veranda, il vestibolo in marmo, le maniglie, le grate in ottone, i sistemi per oscurare le finestre: tutto è disegnato.

Un lusso fatto di dettagli

Portaluppi lavorava su tutto, dalla facciata alla serratura. Nei suoi palazzi si ritrovano alcune costanti:

  • Materiali nobili usati con misura: marmi, legni pregiati, ottone, mai accostati per stupire.
  • Ingressi e scale come luoghi di rappresentanza, con proporzioni ampie e luce naturale.
  • Una geometria elegante, che unisce la tradizione classica alle suggestioni del Déco e del razionalismo.
  • Un'ironia sottile, nei motivi decorativi e nelle soluzioni inattese.

Una casa di Portaluppi non si riconosce dalla firma sulla facciata, ma da come ti accoglie la porta d'ingresso.

Abitare in un palazzo dell'epoca

Fuori dalle opere più celebri, Milano conta molti edifici residenziali di quegli anni, suoi e dei colleghi che ne condividevano il linguaggio: in corso Venezia, in via Jan, in zona Magenta e Pagano, intorno ai giardini di Porta Venezia. Sono case che oggi il mercato apprezza molto, per altezze, qualità costruttiva e carattere.

Chi ne acquista una dovrebbe chiedersi, prima di tutto, che cosa è rimasto dell'originale: pavimenti, serramenti, boiserie, maniglie, vetri. Un buon restauro li conserva e adegua impianti e prestazioni senza cancellare la storia. Un cattivo restauro li sostituisce, e con loro una parte del valore.

Dove vedere Portaluppi

Villa Necchi Campiglio è aperta al pubblico, così come la Casa Museo Boschi Di Stefano, ospitata in un palazzo da lui progettato in via Jan. La Fondazione Piero Portaluppi conserva lo studio e l'archivio. Una passeggiata fra questi luoghi è il modo migliore per allenare l'occhio prima di cercare casa: insegna a distinguere ciò che è prezioso da ciò che è soltanto costoso.

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